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Il nuovo amministratore ha piu' impegni e doveri E le parcelle si adeguano

Saverio Fossati

Gli amministratori condominiali sono, in Italia, un vero esercito: 300mila, secondo le stime del Cepi (confederazione europea degli amministratori) o 200mila secondo quelle locali ma comunque tantissimi.

In realta', i professionisti, quelli cioe' che svolgono l'attivita' con competenze e strumenti adeguati, sono tra i 25 e i 30mila, e da soli gestiscono la larga maggioranza degli stabili di grandi dimensioni. Gli altri sono dopolavoristi, pensionati che arrotondano o volonterosi condo'mini che amministrano lo stesso stabile (in genere piccolo) in cui vivono.

Dagli otto condo'mini in su e' pero' obbligatorio averne uno. Non sembra inutile richiamare l'attenzione sulla necessita' assoluta di scegliere un professionista vero, che riesca a districarsi tra la babele di norme di cui il Codice civile (peraltro rivoluzionato giusto un anno fa dalla riforma prevista dalla legge 220/2012) e' solo una parte.

Sicurezza e risparmio energetico sono entrate a far parte della vita condominiale quanto lo svolgimento dell'assemblea a e la redazione del bilancio, quindi l'amministratore e' ormai caricato di responsabilita' e doveri di cui non si puo' non tenere conto quando lo si sceglie: le sue competenze non possono essere approssimative.

Il sacrosanto principio del risparmio, quindi, va inquadrato nell'ambito di una considerazione piu' importante: scegliere l'amministratore e' come scegliere un avvocato o un commercialista, una persona cioe' cui si affida una parte importante della propria vita.

Il compenso e' una cartina di tornasole importante nella valutazione: quando arrivano i curricula e i «preventivi», ormai obbligatori per legge, con i quali il professionista si presenta, e' bene diffidare di chi chiede troppo poco. «Bisogna anzitutto di valutare la trasparenza che l'amministratore puo' fornire non solo a parole - spiega Fabio Sandrini dell'Anaci (associazione di amministratori condominiali) – Si tratta di dare ai condo'mini un'informazione puntuale su conti, operazione per operazione, con riconciliazione bancaria e registrazioni varie: adempimenti che portano via meta' del tempo di lavoro».

I compensi medi possono quindi essere considerati sui 100 euro annui per per unita' immobiliare, con aumenti e diminuzioni del 20% in su o in giu' a seconda che gli stabili siano grandi o piccoli. Questo nelle citta' medio-grandi, mentre negli altri centri (dove lo studio costa assai meno) e' ragionevole anche un compenso sugli 80 euro per unita'.

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Fonte: il sole 24 ore

 

 

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