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Impianti di riscaldamento centralizzati e contabilizzazione

 
IMPIANTI DI RISCALDAMENTO CENTRALIZZATI E CONTABILIZZAZIONE
 
Le spese per il riscaldamento degli ambienti costituiscono oramai un onere particolarmente rilevante nel bilancio condominiale, con incidenza media vicina al 60% di tutte le spese.
Appare pertanto evidente che anche una modesta riduzione di tali spese contribuisce ad abbattere sensibilmente l’esborso che tutti gli anni i condomini sono costretti a sostenere.
La tecnologia da diversi anni ha messo a disposizione strumenti che consentono di ridurre, a volta anche in modo notevole, l’energia necessaria a riscaldare gli immobili.
Per inquadrare l’argomento propongo una breve panoramica dell’andamento dell’impiantistica finalizzata al riscaldamento degli immobili a partire dagli inizi del ‘900 fino ad oggi.
Tralasciando i grandi camini posti nelle cucine delle case patrizie che servivano sia per cucinare gli alimenti sia per riscaldare, mediante la grossa canna fumaria, anche gli ambienti superiori, possiamo soffermarci sui primi impianti dotati di caldaia, a legna o carbone, e di enormi radiatori in ghisa all’interno degli ambienti.
Possiamo ancora vederli in alcuni palazzi del centro, anche se le caldaie oramai sono state sostituite con altre piu' moderne funzionanti a gas o gasolio.
La consistente ricostruzione edilizia sviluppatasi nel dopoguerra ha cominciato a vedere l’inserimento dell’impianto di riscaldamento centralizzato non piu' come un accessorio di pregio ma come la normale dotazione per il benessere degli utenti; in questo periodo anche le case di edilizia popolare vengono dotate del proprio impianto, consentendo agli utilizzatori di abbandonare le vecchie cucine economiche in ghisa nelle quali si bruciava di tutto (anche le palle di carta di giornale bagnate, pressate e asciugate durante l’estate), che surriscaldavano l’ambiente dove erano posizionate lasciando gelidi gli altri locali della casa.
In questi impianti, con tubazioni di distribuzione a colonne montanti per ogni radiatore, i sistemi di regolazione della temperatura ambiente erano sconosciuti; il combustibile (spesso nafta densa e piu' recentemente gasolio) costava poco e chi aveva caldo apriva le finestre.
La maggior parte del patrimonio edilizio Italiano e' stata costruita in quel periodo.
Negli anni ’70, complice lo sviluppo esponenziale delle reti di trasporto del gas metano, hanno preso piede le caldaie di piccola potenza, funzionanti a gas, da posizionare all’interno degli alloggi, con tubazioni di distribuzione che si diramano dalla caldaia ai radiatori.
Da quel periodo chiunque doveva acquistare casa ne cercava una con impianto di riscaldamento autonomo perché poteva consentirgli di gestire autonomamente il calore e, soprattutto, di tenere sotto controllo la spesa per il riscaldamento.
Agli inizi degli anni 2000 hanno cominciato ad affermarsi tecnologie che garantivano i vantaggi degli impianti centralizzati (rendimenti migliori, manutenzione piu' frequente e mirata, controlli di sicurezza) coniugati con quelli degli impianti autonomi; il sistema distributivo non e' piu' a colonne montanti per ogni radiatore ma di tipo orizzontale (sotto pavimento) con una colonna montante unica per alloggio.
In questo modo diventava agevole interporre, all’ingresso di ogni alloggio, un misuratore di calore che veniva poi utilizzato per attribuire a ciascuno le spese di propria competenza.
Per il riparto delle spese di riscaldamento esistono specifiche norme UNI che ne individuano le metodologie, essendo tuttavia norme tecniche (di buona tecnica) non hanno valenza impositiva dal punto di vista legale, e' tuttavia buona prassi tenerne conto per limitare i contenziosi futuri.
Riassuntivamente il riparto tiene conto di due tipologie di spesa: le spese dovute ai consumi energetici (energia elettrica, gas) e quelle dovute ai costi gestionali (manutenzione ordinaria, conduzione, letturazione dei consumi). Le prime andranno suddivise, in parte, sulla base delle letture dei contatori individuali e le seconde in proporzione ai millesimi di riscaldamento di ciascun alloggio.
Una parte delle spese per consumi energetici dovra' comunque essere imputata a tutti i condomini in ragione dei millesimi ed e' la quota di energia spesa per le dispersioni della rete di distribuzione, che ovviamente sussistono indipendentemente dall’utilizzo dell’impianto da parte dei singoli.
Come gia' detto una parte cospiqua del patrimonio edilizio esistente e' costituito da fabbricati con impianti centralizzati a colonne montanti per ogni radiatore.
La tecnica evolutasi negli ultimi anni consente di ripartire i consumi dei singoli alloggi anche per questi impianti.
Tra le diverse soluzioni tecniche a disposizione le piu' utilizzate sono:
  • Inserimento di apparecchi ripartitori su ogni radiatore che normalmente utilizzano la differenza di temperatura tra il corpo scaldante e l’ambiente per contabilizzare il quantitativo di calore emesso.
Tale sistema prevede necessariamente l’inserimento di valvole termostatiche per regolare la temperatura.
Il valore di consumo riportato sui ripartitori puo' essere rilevato a distanza (dall’esterno dell’alloggio) per mezzo di sistemi wireless senza necessita' di entrare negli appartamenti.
L’apparecchio ripartitore viene sigillato in adiacenza al radiatore ed e' normalmente dotato di sistemi antifrode.
La societa' che si occupa delle letture produrra' periodicamente un report dei consumi rilevati indicando il riparto che l’amministratore riportera' nel bilancio.
L’utente puo' leggere il valore rappresentativo dei propri consumi sul display a corredo del ripartitore.
La regolazione della temperatura ambiente, come detto, viene effettuata locale per locale mediante le valvole termostatiche.
Per l’utilizzo di questo sistema e' indispensabile che tutti gli alloggi siano dotati dei ripartitori in quanto l’eventuale mancanza di dati non consente di attribuire alcun costo.
 
  • Inserimento di regolatori (simili a termostato ambiente) per ogni alloggio sui quali e' possibile impostare le temperature volute e gli orari di funzionamento.
Inserimento di valvole sui radiatori dotate di testina elettrica che puo' essere azionata via wireless dal regolatore di appartamento.
Il regolatore e' in grado di pilotare piu' zone (es.: zona notte e zona giorno) a temperature ed orari diversi.
Il regolatore contabilizza il tempo totale di attivazione dei radiatori integrandolo con la temperatura dell’acqua rilevata da apposita sonda, fornendo cosi' valori proporzionali al consumo di calore dell’unita' immobiliare.
Sia le valvole con i relativi attuatori che il regolatore sono provvisti di sistemi antifrode che rilevano l’uso improprio dell’impianto.
Sul pianerottolo delle scale viene posizionato un concentratore di segnale che, sempre via wireless, riceve i valori dei contabilizzatori posti in ogni alloggio; tali valori sono poi trasmessi ad un ricevitore posto in centrale termica che contabilizza i consumi di tutti gli alloggi ed e' in grado di trasmetterli, normalmente via modem, ad una stazione ricevente remota presso la sede del letturista.
La societa' che si occupa delle letture produrra' periodicamente un report dei consumi rilevati indicando il riparto che l’amministratore riportera' nel bilancio.
L’utente puo' leggere il valore rappresentativo dei propri consumi sul display a corredo del regolatore di alloggio.
Nel caso che un alloggio non si sia dotato delle apparecchiature di ripartizione il sistema contabilizza come se i radiatori fossero sempre funzionanti, pertanto questa soluzione puo' essere utilizzata anche nel caso in cui manchi l’unanimita' degli utenti.
 
Va ricordato che entrambe le soluzioni prospettate non utilizzano contatori di calore veri e propri ma sistemi di ripartizione, pertanto la lettura degli strumenti non fornisce valori in kWh o i mc di gas consumati ma fornisce valori proporzionali al consumo di calore effettivo.
Per questo motivo e' necessario provvedere all’inserimento di valvole di bilanciamento sulle colonne montanti, generalmente al piano scantinato, in modo da attribuire a ciascuna di esse la portata d’acqua prevista nel progetto.
Il successivo riparto verra' effettuato suddividendo il costo totale del riscaldamento, detratte le quote fisse da addebitare a millesimi, per il totale dei valori di tutti gli alloggi letti sugli strumenti; l’importo cosi' ottenuto verra' moltiplicato per la lettura relativa ad ogni singolo alloggio e costituira' la quota variabile dei costi di riscaldamento, mentre le spese per quota fissa verranno addebitate in proporzione ai rispettivi millesimi.
L’inserimento di un sistema di ripartizione individuale richiede alcuni interventi anche in centrale termica, quali la sostituzione delle pompe esistenti con altre dotate di inverter che possano ridurne la porta in funzione della reale richiesta di calore da parte dell’impianto (valvole termostatiche chiuse).
In caso di centrale termica che provveda anche al riscaldamento dell’acqua calda sanitaria e' opportuno inserire contatori di calore sia sulla tubazione del riscaldamento che su quella dall’acqua calda in modo da suddividerne i costi energetici.
Per quanto riguarda l’individuazione della quota fissa da attribuire a millesimi spesso si tiene conto, oltre che dei consumi per disperdimenti delle tubazioni comuni, anche dei cosiddetti “furti di calore” tra alloggi confinanti; in particolare per i fabbricati un po’ datati con pareti confinanti poco isolate esiste la possibilita' che parte del calore emesso in un alloggio fluisca attraverso il muro verso l’alloggio vicino specie se questo viene mantenuto non riscaldato per diverse ore.
Analogo discorso va fatto per gli alloggi al piano primo e ultimo che devono sopperire alle maggiori dispersioni di calore rispettivamente attraverso il pavimento e il soffitto e contribuiscono a mantenere caldi gli alloggi dei piani intermedi.
Il tecnico che si occupa del dimensionamento dell’impianto di contabilizzazione e' in grado di proporre soluzioni tecniche-economiche, per tenere conto di questi aspetti, che non penalizzino i piani piu' sfavoriti e gli utenti che riscaldano con maggiore continuita'.
Meglio sarebbe fare eseguire una diagnosi energetica del fabbricato che individui i livelli di consumi attesi e le possibili attivita' per ridurne l’incidenza, seguita, al termine dei lavori di installazione, dalla certificazione energetica degli alloggi.
Dopo questa succinta, ed incompleta, descrizione delle possibilita' di contabilizzazione individuale dei consumi la prima domanda che si pone e': ma conviene inserire un sistema di contabilizzazione in un impianto esistente?
Volendo rifuggire da facili promesse di risparmio non sempre supportate dai fatti, si puo' certamente sostenere che contabilizzare i consumi conviene a chi utilizza in modo discontinuo l’impianto di riscaldamento (disattivazione durante le assenze per lavoro o per ferie) e per chi lo utilizza per garantire una temperatura ambiente non superiore a 20°; viceversa chi utilizza l’impianto per tutta la giornata magari a temperature spesso superiori ai 20° potrebbe non trarre particolare giovamento economico dall’inserimento della contabilizzazione.
In generale, in modo molto riassuntivo, si puo' dire che il Condominio avra' un risparmio ma non necessariamente tutti i condomini avranno un risparmio proporzionale.
Certamente si produrra' un utilizzo piu' attento e oculato dell’impianto di riscaldamento, e questo alla lunga produrra' comunque un risparmio per tutti.
L’attuale normativa consente di detrarre fiscalmente il 50% dell’importo speso per l’installazione di sistemi di contabilizzazione a livello condominiale.
Per completezza di informazioni occorre accennare al fatto che le apparecchiature di contabilizzazione che si andranno ad inserire hanno una loro vita operativa media che puo' essere paragonabile a quella di altri componenti quali caldaie o pompe, pertanto periodicamente andranno sostituiti.
Infine segnalo che la Delibera Regione Emilia Romagna n. 156 del 2008 prevede, in caso di ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento, anche per la sola sostituzione della caldaia, l’obbligo di inserire il sistema di contabilizzazione individuale dei consumi.
Segnalo inoltre che la Direttiva Europea 2012/27/UE, che dovrebbe essere recepita dallo Stato Italiano entro il 5 giugno 2014 pena procedura di infrazione (multe), prevede all’art. 9 che entro il 31 dicembre 2016 in tutti gli edifici dotati di impianti di riscaldamento centralizzati siano inseriti contatori individuali che consentano la ripartizione dei costi in proporzione ai consumi.
Pare quindi che, salvo situazioni imprevedibili, entro tre anni dovremmo aver installato ripartitori su tutti gli impianti centralizzati.
Pur ammettendo che la scadenza possa prolungarsi, anche se trattandosi di Direttiva Europea e' meglio non farvi troppo affidamento, e' comunque consigliabile cominciare ad interessarsi dell’argomento onde evitare di dover scegliere, all’ultimo momento, soluzioni tecniche non soddisfacenti.
 
 

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