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Valvole termostatiche, il risparmio e' d'obbligo

 

L'obbligo della contabilizzazione e della termoregolazione entro il 31 dicembre 2016 e' stato introdotto dal Dlgs 4 luglio 2014, n. 102, articolo 9, comma 5, lettere b), c) e d). La misura e' necessaria in quanto l'Europa si e' data l'obiettivo di ridurre del 20% le emissioni dei gas serra e il consumo energetico dell'Unione entro il 2020, oltre all'impegno a lungo termine di mantenere l'aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi. Il Consiglio Ue del 10 giugno 2011 ha sottolineato che gli immobili rappresentano il 40% del consumo finale di energia nella Ue. Inoltre, gli edifici sono stati ritenuti fondamentali per conseguire l'obiettivo di ridurre, entro il 2050, le emissioni di gas serra dell'80-95% rispetto al 1990.

La scadenza 
Il Dlgs 102/2014 prevede che, entro la scadenza indicata, tutti gli impianti a distribuzione orizzontale (cioe' un unico anello che dalla colonna montante va a servire tutti i termosifoni della stessa abitazione) dovranno essere dotati di un misuratore (cosi'ddetta contabilizzazione diretta). Questo dovra' calcolare quanto calore e' stato utilizzato nell'unita' immobiliare.
Puo' pero' accadere che tale intervento non sia efficiente in termini di costi o ci si trovi di fronte a una rete di distribuzione del calore verticale (ogni termosifone e' allacciato a una diversa colonna montante). In tal caso, i condomini dovranno installare su ciascun corpo scaldante le valvole termostatiche, per regolare la quantita' di calore prelevata, e i ripartitori per calcolare i consumi effettivi ai fini della ripartizione della spesa. Per la delibera dovranno essere convocati solo i condomini proprietari dell'impianto di riscaldamento (compreso anche chi si e' distaccato).
Il progetto e' obbligatorio per contenere al massimo i consumi di energia termica e elettrica (legge 10/1991, articolo 26, comma 3), ma anche per garantire che l'impianto di riscaldamento, a seguito dell'importante modifica, conservi le condizioni di sicurezza (Dm 37/2008). La dichiarazione di conformita' deve infatti obbligatoriamente avere in allegato il progetto. Questo consentira' anche di avere un capitolato in base al quale ottenere preventivi.

La sanzione 
La mancata adozione della contabilizzazione e della termoregolazione vede l'irrogazione di una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro, oltre alla diffida a eseguire l'intervento entro 45 giorni. In caso di mancata deliberazione circa l'installazione, ciascun condomino potra' rivolgersi al Tribunale in volontaria giurisdizione, ai sensi dell'articolo 1105 del Codice civile. Si tratta di una procedura abbastanza veloce, nella quale il Tribunale ordina all'amministratore di eseguire gli interventi, scegliendo anche il professionista e le imprese. Trascorso inutilmente il termine del dicembre 2016, l'impianto non sara' conforme alle disposizioni di legge. Ne consegue che decadra' il contratto con l'eventuale terzo responsabile (Dpr 74/2013, articolo 6, comma 4) e la responsabilita' si trasferira' in capo ai condomini.

Il riparto della spesa 
Dopo l'intervento, dovra' necessariamente essere cambiato il criterio per la ripartizione della spesa del riscaldamento. Il Dlgs 102/2014 prevede che, per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi individuali, per la corretta suddivisione delle spese, l'importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell'impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica Uni 10200 e successivi aggiornamenti. È fatta salva la possibilita', per la prima stagione termica successiva all'installazione dei dispositivi, che la suddivisione si determini in base ai soli millesimi di proprieta'. 
Il mancato ricorso alla norma Uni citata comporta l'irrogazione della sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro oltre, anche in questo caso, alla diffida a provvedere in merito. Ai sensi della norma Uni 10200, le componenti di spesa sono due: 1) la «quota a consumo», composta dalla quantita' di calore prelevata da ciascun radiatore.
Sia la legge, sia la norma Uni non fanno alcun riferimento ai coefficienti correttivi, i quali servirebbero a compensare le maggiori dispersioni di alcune unita' immobiliari.
In base ai coefficienti, se applicati, di fatto il riscaldamento degli appartamenti maggiormente esposti verrebbe pagato dagli altri condomini. L'altra componente e' la cosiddetta «quota fissa» o, meglio, la spesa per potenza termica impegnata, che dovra' essere ripartita sulla base della nuova tabella millesimale calcolata dal tecnico.
Con questa voce vanno ripartite le spese delle dispersioni di calore della rete di distribuzione dalla caldaia sino all'ingresso degli appartamenti, del terzo responsabile, dell'energia elettrica e della manutenzione ordinaria.
La «quota fissa» e' espressa in una percentuale (in media dal 20% al 30%). L'assemblea non potra' disattendere tale valore e determinarne uno a piacimento. Se cosi' facesse, di fatto introdurrebbe un correttivo contrario a legge.

Coefficienti e «quota fissa» 
La determinazione dell'assemblea di utilizzare i coefficienti o di prevedere a forfait la «quota fissa», darebbe luogo a una delibera nulla (quindi impugnabile anche oltre i 30 giorni) ed esporrebbe il condominio al pagamento della sanzione. Coloro che, gia' dotati di contabilizzazione, li hanno previsti, dovranno quindi uniformarsi alle nuove disposizioni. Questo anche in Regione Lombardia che, di fatto, li ha previsti.

Fonte Il Sole 24 Ore.

 

 

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